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Progetti / Trasformazione urbanistica area Novoli
Firenze

Attività svolta per conto di FIAT tra il 1992 e il 1995.
Il progetto di Novoli fu certamente il più importante e incisivo che interessò il capoluogo toscano dagli Anni '30.
Lo stabilimento FIAT che produceva giunti omocinetici era ormai inglobato nella città e occorreva rilocalizzarlo per riqualificare la zona.
Dopo tre workshop coordinati da Lawrence Halprin cui furono chiamati a partecipare alcuni tra i più valenti architetti nazionali e internazionali, e dopo interminabili trattative condotte con grande determinazione e correttezza da ambo le parti, il 27 Aprile 1993 fu stipulato un Accordo di Programma, ai sensi dell'Art. 27 della Legge n. 142/1990, tra la Regione Toscana, il Comune di Firenze, la Provincia di Firenze ed il Comune di Campi Bisenzio concernente la realizzazione di un nuovo insediamento produttivo a Campi Bisenzio e la riqualificazione urbana dell'area di proprietà FIAT a Novoli.

Gli atti per la realizzazione dell'iniziativa erano i seguenti:
• variante al PRG e Piano Particolareggiato di Campi Bisenzio;
• rilascio concessione edilizia da parte del Comune di Campi Bisenzio;
• variante al PRG da adottare da parte del Comune di Firenze e oggetto di approvazione da parte della Regione;
• adozione ed approvazione dei piani di recupero di competenza del Comune di Firenze;
• opere di adeguamento viario e fognario con dichiarazione di pubblica utilità.

Questi provvedimenti amministrativi comprendevano l'elaborazione, per l'area di Novoli, di un "piano guida avente natura non di piano urbanistico esecutivo bensì di strumento programmatico con il quale l'amministrazione comunale integrava il PRG precisando le proprie scelte con apposite prescrizioni e raccomandazioni" (M. Vittorini).
La redazione del Piano Guida fu affidata dal Comune a Leon Krier e per la redazione del Piano di Recupero il Gruppo FIAT incaricò Gabetti e Isola, che diedero corpo e sostanza (e, soprattutto, attuabilità) alle rigide prescrizioni dell'estroso architetto lussemburghese - amico del Principe Carlo d'Inghilterra - voluto dall'allora Assessore all'Urbanistica Alfredo Franchini.


L'esperienza del progetto di Novoli fu per me interamente "totalizzante", perché costituì un'occasione unica per partecipare attivamente ad un processo in cui le parti erano così diverse tra loro, così altrettanto autorevoli, così altrettanto determinate.
Fu un processo intenso, ricco di condivisioni e di inasprimenti, tessuto con pazienza e coerenza da parte di tutti.
A volte si partiva da Torino alle quattro e mezza del mattino per affrontare una giornata che - lo si sapeva perfettamente - sarebbe stata densa di discussioni, proposte e controproposte, affermazioni e negazioni.
Ma ci si sentiva davvero coinvolti in qualcosa che era percepito come decisivo per il futuro di Firenze.
E poi c'erano le sedute con Roberto Gabetti e Aimaro Isola, nel loro studio di Via Sacchi, intorno ad un enorme tavolo.
Formalmente erano riunioni tra committente e professionisti per redigere, confrontare, assumere indirizzi, progettare spazi.
Nella realtà erano momenti di altissimo contenuto didattico e culturale nei quali tornavo ad essere lo studente di architettura di dieci anni prima.
Era autenticamente affascinante ascoltare due Maestri come Roberto e Aimaro, che con inarrivabile bravura argomentavano dei più vari temi, facendomi sentire sempre a mio pieno agio. Indimenticabile.

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